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Il Maker Faire 2018 di Roma: l'innovazione alla portata di tutti.

di Angelo Zizzari






Sono lontani i tempi in cui i tecnici si aggiravano nei centri elaborazione dati con il camice bianco, come fossero dei medici che si prendevano cura della salute delle macchine, e le fiere di settore erano frequentate per lo più da specialisti delle aziende e delle università più prestigiose, che parlavano un gergo tutto loro, fatto di sigle, di formule matematiche, di ragionamenti logici rigorosi e di presentazioni approfondite e complesse, come se si fosse in un'aula universitaria.

Per i makers si capovolge il mondo, la tecnologia è un gioco da ragazzi, un mondo aperto a tutti, sia a coloro che vogliono essere i protagonisti proponendo idee ed innovazioni, sia a coloro che da semplici spettatori vogliono esplorare, imparare, sperimentare e capire, con poco impegno e tanto, davvero tanto divertimento. Dopo la democratizzazione basata sui social network, nella politica, nello sport, nell'arte e nella cultura, arriva la democratizzazione nella tecnologia, dove non è importante da dove arrivi l'idea, l'innovazione, il lampo di genio, l'importante è che arrivi e si faccia largo nel mare di proposte che provengono continuamente da ogni parte del mondo, in una società ormai sempre più dinamica e globalizzata.

E le idee, le proposte, oltre a dover essere accettate dagli addetti ai lavori, da coloro che si devono confrontare con vincoli di fattibilità tecnica ed economica, devono essere accettate anche dal grande pubblico, dal mercato, dai consumatori, le innovazioni devono divertire ed essere una 'figata', come ha insegnato il mitico Steve Jobs nella sua storica presentazione dell'Iphone.

E così, gomito a gomito, si trovano a presentare nei loro stand sia i millenials, che avendo raggiunto la maggiore età si affacciano con entusiasmo e determinazione al mondo della tecnologia, sia le multinazionali che si trovano a dover scendere a patti con il consenso popolare democratico. Così, a pochi passi di distanza si trova il tipo eccentrico, vestito da clown, che ha realizzato la motoretta elettrica con il pannello solare, e la multinazionale del petrolio che propone un ristorante circolare che, oltre ad avere proprio una geometria circolare, è gestito secondo i principi dell'economia circolare, con la raccolta differenziata, la compatibilità ambientale, ed il riutilizzo dei rifiuti e dei prodotti di scarto.

La sensazione che si ha, partecipando al Maker Faire, è quella di trovarsi in una specie di mare in tempesta, un mare di creatività. Intanto c'è un rumore di sottofondo quasi assordante, fatto da una miriade di persone che parlano ad alta voce in ogni stand per richiamare il pubblico, e che scambiano idee, pareri e informazioni. E poi ci sono le presentazioni ufficiali con microfono ed altoparlanti, urla di bambini che corrono e si divertono al seguito dei numerosi robottini che circolano, e dei loro genitori che li inseguono per fare il selfie ricordo. E ancora, concerti a tutto volume, sia di band convenzionali composte da artisti alla ribalta, e sia di band meno convenzionali composte da robottini un po' dispettosi, che a metà della performance si divertono a spruzzare degli strani liquidi sul pubblico.

Certo, la creatività è un mare in tempesta, è un caos sopra l'ordine costituito che genera altro ordine, che a sua volta genera altro caos, e così via. Ma la creatività in questo luogo si vede e si respira ovunque, è pervasiva, si trasmette e si diffonde in tutte le persone presenti, generando un clima generale di grande euforia ed entusiasmo.

Ma vediamo qualche esempio in particolare.

Facendosi largo tra mamme e papà che corrono con i passeggini, ragazzini urlanti, e vecchietti che fotografano le hostess, si arriva alla immancabile nuvola di persone, con enorme zainetto a spalla che copre la visuale, sempre presenti di fronte ad ogni stand. Aspettando un quarto d'ora che abbiano espresso la loro curiosità, fatto domande, scambiato opinioni da talk show con i vicini (perchè in democrazia ogni visitatore ha diritto di parlare per lo stesso tempo del titolare dello stand, altrimenti non c'è par conditio), e una volta che abbiano scattato i numerosi selfie ricordo da pubblicare sui social, finalmente si riesce a parlare con qualcuno e a farsi illustrare le innovazioni.

Ci sono innovazioni di tutti i tipi, vere o presunte tali. Ormai i due terzi di ogni Maker Faire sono una fiera nella fiera, con le immancabili stampanti 3D che, esclusi alcuni sporadici esempi, di innovativo hanno soltanto il nome dell'importatore italiano dei soliti produttori cinesi. Escludiamo anche i casi di presunte innovazioni fatte di prodotti presenti in qualunque negozio di giocattoli, robottini vari, droni, maschere stampate in 3D, strutture modulari omnipresenti, e tanti, tantissimi altri oggetti già visti in ogni fiera di settore, da almeno dieci anni a questa parte. E tralasciamo anche i casi un po' curiosi, di prototipi che non sono prototipi, ma modellini in scala che non funzionano, sistemati in modo approssimativo per presentare un'idea di qualcosa che un giorno verrà, forse un domani, chissà.

Arrivando invece alle innovazioni interessanti, c'è quella degli auricolari wireless con filtro acustico selettivo e pulsante touch; poi è la volta di una struttura che emette luci e suoni, che si installa in una stanza per creare un ambiente di relax e benessere; poi ancora il videogame controllato dalle onde cerebrali; la vernice che conduce elettricità che può trasformare ogni superficie in un circuito elettronico con pulsanti e luci virtuali; il cerotto-pelle per controllare dispositivi elettronici; i sensori di vibrazioni che possono effettuare il monitoraggio di strutture, ponti e viadotti; il sedile con dispositivi di movimentazione e visori per simulazioni in realtà virtuale; il localizzatore antifurto GPS a basso consumo energetico, e una miriade di altre innovazioni.

E oltre a tutto questo, tanti enti, strutture ed organizzazioni di supporto all'innovazione, tra cui le fondazioni per la promozione, la consulenza e lo sviluppo dell'innovazione, le università e i centri di ricerca, studi professionali di consulenza in brevetti (tra i quali il nostro), Camera di Commercio, Regione Lazio, Istituto per il commercio estero, le banche per i finanziamenti e l'internazionalizzazione delle imprese, etc.

Ciò che emerge alquanto evidente dal Maker Faire è che l'operazione di comunicazione, pubblicità e coinvolgimento del grande pubblico nell'innovazione ha funzionato, le persone erano presenti in grande numero, ed erano molto interessate, sia a proporre con entusiasmo le loro idee che a lasciarsi trascinare con lo stesso entusiasmo dalle idee degli altri. Ma l'entusiasmo non è tutto, così mentre tanti millenials erano lì a esporre idee e concetti anche molto complessi, di tecnologie wireless, GPS, LTE, fibra ottica, intelligenza artificiale, riconoscimento visivo, APP, elaborazione delle immagini, reti neurali artificiali, realtà virtuale, il passo successivo era quello di spiegare come funzionava l'innovazione e in cosa si differenziava da quelle esistenti. A quel punto il discorso diventava un po' fumoso, spesso la risposta era “noi abbiamo l'idea, cerchiamo i finanziatori e per i dettagli ci penseranno i tecnici”.

Purtroppo però, sono proprio quei dettagli che costituiscono l'innovazione, per cui diciamo pure che in molti casi (ma non in tutti), c'è ancora molto da lavorare. L'entusiasmo va bene, e il gioco da ragazzi va bene se è promotore di studio e sviluppo delle competenze necessarie a realizzare l'innovazione. E qui, dalla democratizzazione si ritorna alle aule delle scuole e delle università, dove ci si rende conto che per mettere in pratica quelle idee occorre conoscere i principi base del mondo della fisica, dell'elettronica, dell'informatica, dell'ingegneria e di tantissime altre materie e discipline, sia quelle dove si gira con il camice bianco e sia quelle dove non si gira con il camice bianco.

(15 Ottobre 2018)

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Il Maker Faire 2018 di Roma: l'innovazione alla portata di tutti.

di Angelo Zizzari



 

 
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